Blogger imbavagliati
Kareem è un ragazzo egiziano, processato e incarcerato (per 4 anni, dice la sentenza) per aver espresso le sue opinioni sull’ Egitto e sull’Islam.
L’Egitto è considerato un Paese musulmano ”amico” dell’occidente: e sicuramente lo è, ma in questo momento sta violando la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo di cui è firmatario. Va bene, anche i Paesi cosidetti civili violano i trattati qua e là, non c’è dubbio.
Ad ogni modo non c’è niente di più odioso che veder repressa la libertà d’espressione e di critica: un po’ quello che succede da noi in maniera molto più blanda, quando si prova a criticare il clero e le sue uscite, che dovrebbero essere prese per oro colato. Se provi a dire qualcosa, sei un anticlericale: io non sono anticlericale per principio preso, ma se continuano a dire che chiunque esprima una critica nei confronti della chiesa lo è, me ne farò una ragione e ci sarà un anticlericale in più in giro per il mondo…
Riporto un estratto molto riassuntivo di qualche dichiarazione dell’avvocato difensore di Kareem:
“This was not a verdict issued on a legal basis,” said Gamal Eid, a human rights activist and one of Suleiman’s lawyers. “This is a religious verdict similar to those of the Inquisition,” he told Reuters.
[…]
“You are an infidel,” one of the Islamist lawyers shouted at a member of Suleiman’s defense team after the trial, sparking a shouting match between the groups.
[…]
Many in the religiously conservative Arab nation reject Suleiman’s views on religion.
Suleiman stood at the defendant’s pen on Monday wearing a blue prison uniform. He did not deny writing the articles but said they merely represented his views.
Ahmed Seif al-Islam, one of his lawyers, said the defense team planned to take the case to the Court of Cassation, Egypt’s highest appeals court.
[…]
“The problem in these kind of cases is that the people who distinguish between their religious feelings and the law are few,” [Seif al-Islam] said.
Cose abbastanza ovvie in uno stato teocratico. Lo stesso tipo di stato che si avvia a diventare l’Italia, vista la continua ingerenza della chiesa nella vita civile di questo paese. L’ultima frase soprattutto dovrebbe far riflettere, in qualche modo:
Il problema in questo tipo di casi e che sono poche le persone che distinguono tra i propri sentimenti religiosi e la legge.
Proprio vero, ma non solo in Egitto, purtropppo.
Per parte mia, se mai dovessi pensare di fare un viaggio turistico, escluderò l’Egitto dalle possibili mete, finchè Kareem non sarà prosciolto. E se non lo sarà mai, non andrò mai in Egitto, con buona pace delle piramidi, purtroppo…
Se volete, potete firmare anche questa petizione.

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Time 26 March 2007 at 16:33
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